Fernando Botero
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A 12 anni suo zio lo iscrive ad una scuola per toreri, dove rimarrà per due anni (la sua prima opera conosciuta è un acquerello raffigurante un torero).A 16 anni già disegna le illustrazioni per i supplementi di “El Colombiano”, il giornale più importante di Medellin. Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta nella sua città natale. Risale al 1951, invece, la prima “personale”: ha luogo a Bogotà, la capitale. In seguito il giovane Botero si spostò a Bogotá, dove venne in contatto con molti esponenti della cultura colombiana, e subì le influenze della scuola muralista messicana. Nel 1952 vince, con il dipinto “Sulla costa”, il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani, organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Bogotá: con il denaro della vincita, Botero intraprende un viaggio in Europa. In Spagna visita il Museo del Prado di Madrid, dove conosce le opere di Francisco Goya e Tiziano, fra gli altri. A Parigi medita sull’arte d’avanguardia francese e decide di interessarsi degli antichi pittori. Giunge alfine in Italia, dove entra in contatto con le maggiori opere del Rinascimento italiano. Le opere di Giotto, soprattutto, lo ispirano molto ed esegue diverse copie dei suoi capolavori, pur non disdegnando gli altri autori della scuola senese, e della Toscana, in generale. Nel 1955, Fernando Botero ritorna in patria, dove espone le sue opere, ma riceve forti critiche, poiché all’epoca l’ambiente colombiano era fortemente influenzato dall’avanguardia francese, che Botero aveva invece respinto. Non compreso dall’ambiente colombiano, Botero si sposta con la moglie in Messico, dove scopre per la prima volta le possibilità di espandere e dilatare il volume delle forme in modo personale. Una caratteristica che fortemente influenzerà la sua opera. Ma è nel 1957 che Botero scopre l’espressionismo astratto, nel corso di una mostra personale a Washington, grazie ad un tour nei musei di New York. Sempre nel 1957 torna a Bogotá, dove vince il secondo premio al X salone degli artisti colombiani. Nel 1958 Botero ottiene la cattedra di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá. Vince finalmente il primo premio al XI salone con l’opera “La camera degli sposi”. Nello stesso anno, espone nuovamente a Washington, alla Gres Gallery. Le sue opere vengono vendute tutte il giorno stesso dell’inaugurazione. Dal 1959 inizia lo studio di Diego Velázquez Botero realizza infatti molte versioni del “Niño de Vallecas”, dove il suo stile molto incisivo risente dell’influenza dell’espressionismo astratto. La sua nomina alla Bienneale colombiana gli muove aspre critiche e Botero è costretto ad abbandonare il suo Paese, quasi in povertà. La Gres Gallery di Washington, che fino ad allora l’aveva sostenuto, chiude e Botero, in forti difficoltà economiche, divorzia dalla moglie. Nel 1961 sembra cambiare qualcosa: il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo “Monna Lisa all’età di dodici anni”, ma la sua prima mostra newyorkese si dimostra un fallimento. Ritrovata la serenità dopo un nuovo matrimonio, Botero si dedica alla cura dello stile. Nel 1963 si trasferisce nell’East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte opere di questo periodo, dai colori tenui e delicati. Si appassiona a Pieter Paul Rubens. Nel 1966 viene organizzata la sua prima mostra personale in Europa, in Germania. Una nuova mostra, organizzata al Milwaukee Art Center, riceve critiche ampiamente positive. Inizia ad esporre regolarmente in Europa, a New York e anche a Bogotá. Inizia lo studio di Dürer, Manet e Bonnard. Finalmente nel 1969 espone anche a Parigi. A partire da questo momento, inizia un peregrinaggio in tutto il mondo: alla ricerca di ispirazione, Botero si muove continuamente da Bogotá, a New York, fino in Europa, acquistando case e studi per continuare la sua opera.A metà degli anni 1970 si dedica per un paio d’anni quasi esclusivamente alla scultura, ed espone per la prima volta a Parigi nel 1977. Nel 1983 prende una casa a Pietrasanta, dove sta per alcuni mesi l’anno, per essere vicino alle cave di marmo. Nel 1973 si stabilisce a Parigi. Qui inizia a dedicarsi anche alla scultura. È un momento di grazia per il pittore, ormai artista affermato di fama mondiale. Si susseguono le decorazione, le mostre personali, antologiche. Il successo è però macchiato dalla tragica scomparsa del terzo figlio in un incidente stradale, cui dedicherà molte sue opere. Il suo matrimonio, però, non resiste alla tragedia, e divorzia per la seconda volta. Il 21 ottobre del 2007, sempre a Pietrasanta, vengono rubate delle statue di bronzo per il valore di circa 4 milioni di euro. Le opere si intitolano “Adamo”, “Il cane”, “Gatto codone”, “Donna con mano nei capelli”, “Ballerina vestita”, “Ballerina in movimento” e “Passero”. Attualmente buona parte ladri sono ancora ignoti,ma nel maggio 2008 due delle statue sono state ritrovate e i responsabili arrestati. Espone ripetutamente le sculture in tutto il mondo. Tra gli eventi di maggior rilievo la mostra delle sue enormi sculture sugli Champs-Elysées nel 1992, e varie mostre negli spazi pubblici di città europee nel 1994.